ERO MORTA … MA SONO RESUSCITATA, SOLO PER VOI!

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Si lo so, lo so…sono scomparsa alla vigilia di Natale e non vi ho fatto nemmeno gli auguri per l’anno nuovo…ma devo essere sincera con voi. Durante le feste non ho voluto sapere niente, di niente e di nessuno…mi sono presa una sorta di pausa di riflessione/scrittura tesi…si, lo so è una stronzata, ma diciamo che quando mi manca l’ispirazione preferisco non scrivere nulla! E poi diciamocelo a me le cose mainstream non piacciono, quindi perché augurarvi buon anno il 1 gennaio e non il 17? Tanto l’anno ancora deve passare quindi l’augurio di “buon anno” vale ancora …. ergo …

BUON ANNO NUOVO A TUTTI!!!!

Allora…noi ci siamo lasciati con una situazione in sospeso … ovvero vi avevo promesso una piccola recensione su quel film tremendo che ha usato il nome di Dylan Dog sperando di incassare un botto di soldi (ma aimè, il regista di sicuro non era tra i primi della classe, perché questo giochetto non ha funzionato!)

Smetto di ciarlare e vi lascio ad un piccolo estratto della mia tesi in cui parlo di Dylan Dog: Dead of Night !

“…Questo film non è una mise en abyme cinematografica di alcun albo della serie, ma bensì una storia nuova scritta per l’occasione. Non è stato questo però il problema della cattiva riuscita del film: una nuova avventura del giovane Dylan sarebbe piaciuta a tutti! Molti sono stati gli errori riscontrati dalla critica nell’adattamento cinematografico di Dylan Dog. Basterebbe anche soltanto leggere le differenze sostanziali tra la struttura portante del fumetto e quella del film – oltre che la scelta completamente sbagliata dell’attore, Brandon Routh, che non ha nessuna somiglianza né fisica né espressiva con il Dylan del fumetto.

Iniziamo dalla location: Londra per il regista era troppo costosa, così decise di girare il film  in New Orleans (effettuando non solo un cambio di città ma addirittura un cambio di continente!). Per problemi sempre di natura finanziaria l’assistente di Dylan non è stato chiamato Groucho ma Marcus, poiché la società proprietaria dei diritti di Groucho Marx pretendeva una cifra molto dispendiosa per l’utilizzo del nome. Ancora, il maggiolone, che nella serie a fumetti è bianco, nel film è nero con inserti bianchi; il problema questa volta arriva dalla Walt Disney Company: a causa della serie di Herbie[2], i maggiolini bianchi possono comparire solo nei film prodotti dalla Disney. L’esclamazione tipica di Dylan “Giuda ballerino!” che compare e lo contraddistingue nella serie a fumetti, in inglese – “Dancing Judas!” –  non suonava bene, e in fase di montaggio è stata sostituita con l’esclamazione “Jackpot!”. Nel fumetto Dylan indossa delle Clarks chiare, mentre nel film gli fanno indossare un paio di Converse, giusto per restare in tema american style. E l’ispettore Bloch assente? E’ chiaro che spostando l’ambientazione da Londra a New Orleans, utilizzando l’escamotage di un trasferimento dell’indagatore dell’incubo dall’Inghilterra agli USA, non si poteva attuare un trasferimento nello stesso periodo anche all’ispettore capo di Scotland Yard; sarebbe stato assurdo.

Tutte queste variazioni apportate al film sono nulla rispetto all’errore più grande fatto dal regista e dai suoi collaboratori. Quando si opera un adattamento cinematografico di un fumetto, piuttosto che di un romanzo, quello che non deve mancare è sicuramente la vision, – per sfruttare un termine del marketing – la cornice dei valori che avvolgono e sorreggono un progetto. Il film di Munroe è molto lontano dalla filosofia sclaviana; ha utilizzato il fumetto di Sclavi come scusa per un film ai limiti dello splatter. Come disse Roberto Nepoti di Repubblica subito dopo l’uscita del film  «non c’era bisogno di scomodare il fumetto italiano di culto per mettere in scena un nuovo episodio di Undeworld […] E’ un teenmovie di serie B. Solo più costoso.». Ed è stata questa la vera causa del clamoroso flop di Dylan Dog: Dead of Night. “

Aspetto vostri commenti sul film e sul mio scritto … nel frattempo ecco il trailer del film:

 


[2] Robert Stevenson, The Love Bug, 1968, Herbie Rides Again, 1974. Vincent McEveety, Herbie goes to Monte Carlo, 1977, Herbie goes bananas, 1980. Angela Robinson, Herbie: Fully Loaded, 2005.

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