NEL FUMO DELLA BATTAGLIA, IO VEDO UN BARLUME DI LUCE.

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E’ passato tanto di quel tempo dall’ultima volta che ho scritto una recensione che quasi ho dimenticato come si fa…nahhh, balle! Scrivere è come andare in bicicletta… una volta che hai imparato non dimentichi più! (era così? Mh)
Dunque, dopo questo prologo inutile partiamo subito con la recensione del numero 343 di DyD… ma prima – c’eravate cascati eh? – ci tenevo a sottolineare una mia sempre più ferma convinzione: credo che ormai i “vecchi” lettori di Dylan Dog abbiano deciso di andare contro qualsiasi numero scritto in quella che viene definita “seconda fase” del nostro indagatore.
La motivazione di questa convinzione? Beh. Sono riusciti a parlar male e a gridare allo scandalo anche all’uscita degli ultimi due numeri di Dylan Dog, che a tutto appartengono fuorché alla “fase due” detta “della rivoluzione”. (Il cuore degli uomini, ad esempio, è “puro” Dylan Dog. Ma questa è un’altra storia…)

Il 342 e 343 potrebbero tranquillamente passare per due numeri scritti nella – non tanto lontana – fase “uno”. E, attenzione: io parlo della fase uno… quella bella. Quella fase nella quale abbiamo visto nascere “Morgana”, “Johnny Freak”, “Il sorriso dell’oscura signora”; la fase uno de “Gli Uccisori”, de “Il lungo addio” e di “Ombre”. Ed è proprio a Ombre che mi ha fatto pensare il nuovo numero, uscito da pochi giorni, firmato/marcato/timbrato TOTALMENTE da Gigi Simeoni: Nel fumo della battaglia.
In realtà non c’è un vero e proprio collegamento tra i due numeri: le due storie sono completamente diverse.
Eppure c’è qualcosa che mi ha fatto tornare alla mente quel lontano numero 56, scritto da Tiziano Sclavi e disegnato da Ugolino Cossu nel maggio del ’91: un Dylan Dog determinato a scoprire la verità, un ragazzino la cui innocenza è turbata da qualcosa di troppo grande per lui, una forte sofferenza che permane e il bene e il male in continua ed eterna lotta tra loro.
Questa la miscela perfetta per un numero di DyD degno di nota; così in Ombre, così in Nel fumo della battaglia.
E allora – direte voi – niente di nuovo da questo numero?

Risposta: e anche se fosse?

Viviamo nell’era dell’eco-sostenibilità, dove bottiglie di plastica e scatole di cartone diventano elementi di design sofisticatissimi e curati nei minimi particolari. Perché ci dovrebbe sorprendere che può nascere qualcosa di nuovo e bellissimo da qualcosa che appartiene al passato? Rinnovare. Il rinnovare ha tante facce.
Nel fumo della battaglia: un numero ricco di emozioni non condizionate dallo scrittore, elementi agglomerati tra di loro da una sottile inquietudine che ti resta addosso per tutto il tempo; un numero denso di elementi caratterizzanti di Dylan Dog: c’è amore, passione, inquietudine, c’è una delicata sofferenza calibrata e perfettamente dosata, c’è angoscia, tristezza, ironia, tutto dolcemente accompagnato dalla speranza che le cose si risolveranno, in un modo o in un altro.
Inquadrature e tagli cinematografici, close-up, scene accavallate e intrecciate, movimento e sguardi continui che si alternano, differenti punti di vista in una sola sequenza; tutto perfettamente incasellato nella griglia bonelliana. Non c’è nient’altro da dire se non che i disegni e la sceneggiatura, magistralmente orchestrati da Simeoni, hanno reso questo numero un gioiellino della “fase due”.

Emozione: questa è la prima parola che mi viene in mente pensando al 343.

Finalmente siamo sulla strada giusta, e inizio a risentire in bocca il sapore del mio buon “old boy”, anche se lui ha deciso di non farsi chiamare più così.

Una piccola nota a margine, giusto perché io vedo “laqualunque” in qualsiasi cosa, e non posso esimermi dal dirlo: nell’ultima parte, vediamo una sinistra figura in rappresentanza del male che mi ha fatto pensare ad un mix tra Slenderman e la strega di Hansel e Gretel nel cartone animato di “Le mille e una fiaba”. Mah, chissà perché la mia testolina malata fa sempre miliardi di collegamenti quando leggo. Mi perdonerete, sono una ragazzina con troppa fantasia!

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(Vi lascio il link del cartone sopracitato qui sotto: poi non dite che sono CATTIVA!)

Come dite? Ah, mi chiedete della copertina? La copertina è meravigliosa, Angelo Stano si è superato.

E non me ne frega niente delle ditate, perché tanto questo numero è già stato pulito e imbustato a dovere e collocato nel mio altarino dedicato al signore degli Incubi.

Un grazie particolare a Gigi Simeoni, che con molta simpatia mi ha “regalato” l’entusiasmo giusto per scrivere queste quattro righe di elogio alla sua bravura e al suo lavoro!

Mi raccomando, tutti quanti a comprare il 343 altrimenti vi mando Slenderman a casa stanotte…

Fate i cattiv…i buoni, volevo dire i buoni *sigh*

See Yaaaaa!

Roszombie

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2 pensieri su “NEL FUMO DELLA BATTAGLIA, IO VEDO UN BARLUME DI LUCE.

  1. “Credo che ormai i “vecchi” lettori di Dylan Dog abbiano deciso di andare contro qualsiasi numero scritto in quella che viene definita “seconda fase” del nostro indagatore.”

    Triste verità. Per quanto mi riguarda, peggio per loro! Dopo una fase introduttiva e di “riscaldamento” (possiamo chiamarlo così) questa Fase Due mi sta soddisfacendo parecchio. Nuove soluzioni narrative, nuovi approcci grafici ai disegni e le copertine: come essersi svegliati da un periodo di letargo lungo…boh, tantissimi anni.

    Per il resto: ottima recensione e, che dire, concordo con quanto hai scritto!

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