TRA IL CORAGGIO E IL COLTELLO? SCELGO IL COLTELLO! UNFRIENDED, THE DEN & REAL LIFE

unfriended-poster-499x600Ieri sera per prendere sonno ho deciso di guardare un film uscito qualche mese fa, Unfriended. Mi interessava la tematica della morte attraverso un social network, nella fattispecie una sorta di hangout di gruppo, ma, come al solito, da una buona idea registi e sceneggiatori riescono sempre a tirare fuori qualche disastro. Comunico il mio non totale appagamento del film al popolo di facebook,  che mi risponde con un “Guarda, Unfriended è stato copiato da un film del 2013 dal titolo The Den, vedilo…merita!”

Forte della convinzione che The Den fosse identico – ma decisamente fatto meglio – ad Unfriended, vado in play, senza fregarmene assolutamente di andarmi a leggere la trama.

Faccio una piccolissima premessa prima di continuare: io ho una sola, immensa, grande paura. Quella che qualcuno possa entrare in casa e fare del male a me e alla mia famiglia. Non me frega niente di mostri, zombie, fantasmi, ritornarti, vampiri… l’invasione del mio ambiente intimo, familiare e vitale mi provoca non pochi problemi.

Detto questo, go on!

Il film inizia in modo “simile” ad Unfriended ma, già dopo i primi scambi di battute, si evince che non c’è assolutamente alcun nesso con le due trame. Unfriended è un horror che si fonda sul concetto di “possessione”: il fantasma di una ragazza morta perseguita, attraverso i social network, gli amici che l’hanno derisa e condotta alla morte dopo aver postato su youtube un video che la ritraeva in atteggiamenti poco consoni; The Den è invece una condanna vera e propria all’utilizzo senza consapevolezza delle video chat. E non sto parlando dell’hangout che facciamo con gli amici che teniamo lontani, bensì delle video chat che servono a conoscere in modo del tutto rondomico persone nuove. Quindi è un vero e proprio horror realistico, con dei killer umani e niente mostriciattoli o fantasmi.

1398091279_the-den-streaming-itaOra, premettendo che il film mi è piaciuto veramente tantissimo – la trama è semplice ma forte, ha una buona sceneggiatura, la regia è gestita molto bene perché non è per niente facile non annoiare con la telecamera a ripresa fissa, a mano e che funge da finta webcam – mi ha fatto riaffiorare tutte le mie ansie assopite, e di questo ringrazio vivamente Riccardo Zanola (prima o poi ti meno).

Quindi… per caso vi state aspettando che parlo del film?

No perché ho già skippato argomento, mi dispiace. Restate seduti e leggete, che questo è meglio del racconto del film.

Un paio di anni fa feci un bruttissimo sogno. Sognai che i ladri entravano in casa. Le dinamiche precise non le ricordo, ma ricordo perfettamente che il sogno mi ha destabilizzato. La sera seguente, per una botta di fortuna non indifferente, rimasi da sola a casa. Premettendo che io abito in un attico, al settimo piano, di un palazzo composto da tre scale, quindi un palazzo con un attico a scala. Caso ha voluto che proprio quella sera i rispettivi proprietari degli altri due appartamenti non ci fossero: la prima proprietaria era dalla figlia partoriente a Salerno, mentre l’altro era addirittura all’estero per vacanze!

Insomma. Mia mamma era uscita, e quella sera non sarebbe rincasata e io ero completamente sola su una superficie di circa 1 km quadrato. Era estate, faceva molto caldo e io avevo tutti i balconi spalancati. Capirete, abito in un attico, aprire tutti i balconi significa ritrovarsi ad agosto nel perfetto incontro tra Eolo e i suoi bizzarri amici!

Ore 23:30 suonano al citofono. Resto per un attimo interdetta, ma poi mi alzo dal letto e vado a rispondere:

  • Pronto…?
  • Chi parla?

E tutto tace. Attacco il citofono, faccio spallucce e torno a letto a perder tempo al pc.

Dopo il classico minuto che separa il piano terra dal mio settimo piano, sento arrivare l’ascensore e il mio piccolo leone inferocito – sì, uno yorkshire nano quando avverte pericolo abbaia manco fosse Simba – inizia ad inveire furiosamente contro la porta.

Io lo seguo, arrivo allo spioncino e vedo: porte dell’ascensore completamente spalancate e nessuno fuori.

Ora, se fossimo stati in un film tipo The Den e io fossi stata la protagonista, come un’imbecille avrei aperto la porta per “controllare meglio” se qualcuno fosse davvero arrivato per uccidermi sul pianerottolo. Ma siccome io non sono un’idiota, fissando ancora ben bene le porte aperte e illuminate dell’ascensore ho chiuso con il chiavistello di sicurezza la porta blindata, dato due mandate di chiave e inviato un sms a mia mamma con scritto “domani quando torni chiama che ti apro io. Buona notte”.

Non contenta, mi sono fatta l’intero giro di casa, ho chiuso – ma proprio serrato – i balconi, ho acceso il condizionatore nella zona notte, ho preso un bel coltello, ma di quelli belli grandi e affilati, son tornata in camera, mi sono avvicinata i nunchaku sul comodino, preso la pistola a piombini (quella con i piombini di plastica dura, con la quale io e mio fratello da ragazzini sparavamo alle lattine messe in fila) l’ho caricata, l’ho messa accanto ai nunchaku, mi sono infilata a letto, ho posizionato il coltello sotto il cuscino, messo la mia bella testolina in posizione “sonno” e mi sono felicemente lasciata andare a Morfeo con il feroce cane da guardia addormentato ai miei piedi.

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Non ho mai capito se quella notte a suonare al citofono fossero stati dei ragazzini idioti per spaventare gente a caso o fosse stato veramente qualcuno che aveva cattive intenzioni e voleva verificare se in casa ci fosse qualcuno, e soprattutto “chi”. Ma la cosa che sicuramente ho capito e so per certo è che tutti i protagonisti dei film horror/thriller sono dei perfetti imbecilli. Nessuno che ha un minimo di amor proprio se sente un rumore in casa va a controllare e addirittura domanda “c’è nessuno?”. Io sarò stata anche esagerata per via della mia fobia, però… meglio io con un coltello sotto il cuscino che una deficiente a piedi scalzi che apre la porta per controllare se qualcuno vuole ucciderla.

Tirando le somme, ho molta più probabilità di sopravvivere io con un coltello a conciliarmi il sonno che “lei” o “lui” – non fa differenza – con il coraggio di Leonida.

Quindi, miei cari cavernicoli, ricordate: se sentite un rumore o qualcosa di sospetto, andate in cucina, prendete un coltello e magari – in casi proprio di paura assoluta – chiamate il 113 e aspettate in un luogo dove c’è un solo accesso, e quell’accesso tenetelo d’occhio senza dargli mai, mai le spalle.

Vi auguro una buona continuazione di serata e… buona notte a tutti!

Con o senza coltello? Io preferisco “con”!

Stay tuned

Bacetti’n’rock’n’roll

#RosZombie

 

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