2014? CHI E’ DENTRO E’ DENTRO, CHI E’ FUORI E’ FUORI.

Assillata da una settimana da facebook che voleva necessariamente ricordarmi questo 2014 attraverso un video generato “a cazzo” con immagini e non so cos’altro, ho deciso di scrivere questo piccolo post nel quale farò un resoconto di questo 2014. Allora, non perdiamo altro tempo, perché di cose ne ho da dire.

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Il mio 2014 è iniziato con la consegna della tesi, consegna documenti per la laurea, consegna cd in presidenza, consegne, CONSEGNE, CONSEGNE: ho iniziato praticamente il 2014 nelle vesti di una postina, su per giù. A febbraio mi sono laureata, felice e contenta come una Pasqua, con il mio bel 110 e lode che tengo come riserva di argomenti da sfruttare nei momenti imbarazzanti con persone alle quali non so cosa dire. A marzo ho fatto la festa di laurea della vita, e ho costretto tutti i miei amici a venire vestiti da personaggi dei fumetti: pena? l’esclusione dalla festa alcolica più divertente di tutti i tempi! (Oh sì, me lo sto dicendo da sola. Ma perché sul serio, è stata una festa ATOMICA [cit.]).

Tra marzo e aprile non ho fatto quasi nulla. Ho mandato curriculum a destra e a manca, sono stata chiamata a fare dei colloqui di lavoro assurdi; tipo quello con un’agenzia che si occupava di gestione eventi. Il ragazzo “direttore” della suddetta agenzia dopo aver visto il mio curriculum di 4 pagine mi guarda e balbetta “la…la…ringrazio per essere passata…ma noi abbiamo bisogno di per…persone da formare. Semmai avessimo bisogno di..di un’esperta del settore la ricontatteremo senz’altro”. Mi volevano fare un corso di formazione, in gestione dell’evento, A ME. A ME? Bah.

Poi ho iniziato a cantare nel gruppo dei Blues Brothers Reloaded, e ho ripreso a piene mani la mia passione per il canto. Mi sono data anima e corpo al blues come se non ci fosse un domani, e ho conosciuto delle persone splendide, e ringrazio veramente di cuore questo gruppone di 20 persone per avermi accolta come se fossi stata con loro dal primo giorno della fondazione della band!

A maggio/giugno è partito il mio stage ad Unisa, nel Centro ICT per i beni culturali. Anche lì ho conosciuto delle persone meravigliose con le quali tutt’oggi lavoro gomito a gomito; essì perché dopo lo stage sono stati così pazzi da chiedermi di restare per una serie di collaborazioni, quindi se volete trovarmi sono lì dalle 09 alle 17, tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, salvo festività. Continua a leggere “2014? CHI E’ DENTRO E’ DENTRO, CHI E’ FUORI E’ FUORI.”

C’ERA UNA VOLTA…UN BIONDO GENTILE

C’era una volta un biondo gentile, una sporcatura di purezza all’interno di un ecosistema di azioni, reazioni e comportamenti che destabilizzano il regolare scorrere della vita.

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Occhi gialli, labbra rosse, guance di pesco e grano bruciato tra i capelli.

Al primo sguardo sembra un angelo, etereo: una di quelle persone che con uno sguardo ti raccontano tutto. La distanza che passa tra il tutto e il nulla è veramente sottile. Un palazzo forte e robusto, costruito sulle macerie di una vita non raccontata. Quanto può una persona fingere che tutto ciò che accade è stata solo una sua decisione?

La scuola, l’università, il posto di lavoro. Un’esistenza raggelata intorno a concetti e sovrastrutture. La cristallizzazione di uno sguardo che vorrebbe sciogliere quel ghiaccio, fuggire da quell’ibernazione.

Sorrisi, voce pacata, gentilezza, garbo, disponibilità. Perché di tutta una situazione le persone continuano a ricordare sempre quell’unica cosa negativa che la incrina?

Della “Divina Commedia” di Dante, quanti ricordano l’Inferno?

“Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

che la diritta via era smarrita”

Ora, quanti di voi riescono, a brucia pelo, a recitarmi i primi tre righi del Paradiso? Continua a leggere “C’ERA UNA VOLTA…UN BIONDO GENTILE”

C’ERA UNA VOLTA UNA PARTE DI “ME”.

Raccontare una cosa che non tutti possono capire risulta sempre difficile. Soprattutto perché “raccontare” significa “esporsi”, a meno che tu non stia scrivendo questo racconto su un diario segreto. Ecco, il mio diario (tutto fuorché)segreto, è segmentato in vari pezzi: facebook, youtube e il mio blog.

Una buona parte di quello che sono o che appaio è raccontato in queste appendici. Sono tutti elementi di catarsi che servono principalmente a me. Inutile districarsi in ipocrisie ridicole: quando una persona si “espone” al mondo, raccontandosi e raccontando, lo fa per liberarsi e perché necessita di approvazione, non per il bene altrui. Egoismo, egocentrismo, megalomania? Può starci. Non deve necessariamente risultare come una cosa negativa, ma, al contrario, è la giusta modalità di incanalare energie per persone come me.

Definire le “persone come me”? Non è in realtà una cosa molto semplice (come non è semplice dare una definizione di ognuno di noi). Ma per darvi una mano nella comprensione, posso riportare una frase che mi ripete la mia boss quando mi lamento della lentezza del mondo rispetto alla mia accelerazione naturale: testuale? “Tu sei un ferrari costretto ai limiti di velocità. Ma non preoccuparti, prima o poi troverai la tua pista”.

Ecco, diciamo che, nel mentre continuo questa ricerca, mi sono creata delle piccole “piste virtuali” nelle quali riversare tutto ciò che di mio risulta leggermente scomodo al resto del mondo, e non voglio essere ipocrita, risulta parecchio scomodo a me.

Ora, vorrei raccontarvi qualcosa in più, però senza raccontarvi troppo. Voglio vedere se riesco a trasmettervi un pezzetto di “mio”. In che modo? Raccontandovi una storia che dirò non mia.

No, non ho sbattuto la testa, giuro.

Però attraversare la sofferenza di qualcun altro, che è un po’ anche la tua, per raccontare le proprie è più facile, da una parte, dall’altra ti mette nella condizione di dover essere bravo a non “calpestare” una storia altrui per far emergere il dolore della tua. Quindi, ci provo. Continua a leggere “C’ERA UNA VOLTA UNA PARTE DI “ME”.”